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Nuovi orari chiesa Sant’Ignazio all’Olivella

Si rendono noti QUI i nuovi orari della chiesa in vigore dal 9 dicembre 2021, coi quali si sopprime la Messa feriale vespertina (18:30), tenendo una sola Messa la giorno la mattina (7:50). Rimane invariato l’orario dei giorni festivi.

Intenzioni S. Messe 2023

Il mese di novembre si apre contemplando la Chiesa trionfante, i santi che godono della beatifica visione di Dio lodandolo incessantemente nella vita senza fine. Il giorno seguente, 2 novembre, l’attenzione del cuore si volge alla Chiesa purgante, i cari defunti che, al termine della vita terrena, sono andati incontro alle realtà ultime (i novissimi), iniziali della vita ultraterrena. La vita eterna è il naturale coronamento della nostra vita cristiana: Gesù risorge primogenito di molti fratelli, riapre a noi i cieli e va a prepararci un posto perché possiamo essere anche noi nella gloria del cielo con gli angeli e i santi.

Sappiamo che la vita a noi non è tolta ma trasformata (rituale esequie) quando al momento della morte l’anima immortale si separa dal corpo caduco e compare davanti al Signore in una luminosità che evidenzia ogni macchia. Di fronte alla verità di Dio non avremo bisogno di discussioni e sentenze, vedendo da soli quanto abbiamo d’incongruente con la verità, bontà e bellezza di Dio. Il purgatorio è una condizione transitoria che non toglie niente alla certezza della gloria futura in paradiso; questo è una condizione definitiva proprio come l’inferno.

Ricordiamo tutti le parole di Gesù a Marta che si lamentava per la morte del fratello Lazzaro: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo? Questa è la domanda che si pone a ciascuno di noi. Se rispondiamo affermativamente, il dolore per la perdita di una persona cara non supera la gioia di saperlo nel regno dei beati, in attesa di ricongiungerci tutti in Cristo. Così la mancanza dei fratelli che dormono il sonno della pace, interrompe la presenza fisica ma non rompe i legami dello spirito. Nella Messa noi ricordiamo i defunti perché è Dio l’autore della salvezza: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. L’eucarestia Sant’Ignazio di Antiochia, nella lettera agli efesini, la chiamava proprio farmaco d’immortalità, antidoto per non morire, ma per vivere in Gesù Cristo per sempre. L’intima unione a Cristo nello spirito diventa eterna nell’aldilà. Il pane degli angeli, il pane di vita nuova, dato per noi è per tutti in remissione dei peccati giova anche alle anime dei fedeli defunti in via di purificazione.

È disponibile l’agenda 2023 per la prenotazione delle Messe.


Avvisi 1-2 Novembre

Martedì 1 Tutti i santi (festività di precetto)

Ss. Messe 10:0011:30 plurintenzionale in suffragio di tutte le anime dei cari defunti che saranno comunicati per iscritto in busta con un’offerta per la carità della chiesa

Mercoledì 2 Commemorazione dei fedeli defunti

Ss. Messe 7:50 – 10:00

18:00 S.Messa in suffragio dei defunti padri, fratelli dell’Oratorio Secolare, benefattori della Congregazione. Al termine canto del Vespro dall’ufficio dei defunti e benedizione eucaristica


Condizioni per l’acquisto dell’indulgenza

(applicabile solo ai defunti)

a) Comunione sacramentale

b) Distacco da ogni affetto al peccato

c) Confessione entro 8 giorni (lucrabile più di un’indulgenza con una sola confessione permanendo in stato di grazia)

d) Preghiera di Pater, Ave, Gloria, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice

dal 1° al 8 novembre incluso:

e) pia pratica di devota visita del cimitero con preghiera anche solo mentale

dal mezzogiorno del 1° novembre e per tutto il 2 novembre

e) visita di una chiesa con recita del Credo e Padre Nostro

Sant’Ignazio in oratorio

Anche quest’anno si è tenuto un incontro di oratorio in onore di Sant’Ignazio, titolare della nostra chiesa. Sono leggibili sotto i tre interventi di p. Corrado Sedda che ha presentato cenni biografici e letteratura del Santo, oltre alla connessione storica con la nostra chiesa. Alternati alle riflessioni si sono eseguiti quattro brani di musica sacra: Più presso a te Signor (J.S.Bach), Panis angelicus (C.Frank), Angele Dei (P.Rowlands-Gabriel’s Oboe), Pietà Signore (A.Stradella);suonati da un quartetto d’archi composto da Antonio Bajardi (1° violino), Maria Rita Brunaccini (2° violino), Carmelo Fallea (viola), Francesco Pusateri (violoncello) e Carlo Licata (tastiera); le voci cantanti erano prestate da Salvo Diana (tenore) e Alessandra Maria Urrata (soprano).

10 ottobre – Maria SS. Madre dell’Oratorio

CDXXIX anniversario di fondazione

Il 10 ottobre del 1593 si costituiva in Palermo, per opera del P. Pietro Pozzo, palermitano, la Congregazione dell’Oratorio; fondata nell’umile chiesetta di S. Pietro Martire, oggi distrutta, essa riceveva l’approvazione di Filippo Neri o dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Don Diego Aiedo, che si proclamava “amatissimo protettore” della novella Congregazione. Ben presto l’esemplarità di vita dei padri fondatori, la fama delle loro virtù religiose e civili, la sollecitudine per il bene delle anime chiamò il popolo, avido di sentire la parola dei figli di Filippo Neri, perché parola d’amore, di fede, di riconciliazione, di consiglio e di pace.
Si formò così un’affettuosa corrispondenza tra la solerte e laboriosa attività dei primi padri e l’amore o la generosità del popolo, e fu necessario pensare ad una più ampia e spaziosa sede per le apostoliche fatiche. Si decise così di scegliere un sito adatto per la costruzione di un tempio grandioso e per questo furono offerti due luoghi: uno in Piazza Vigliena (centro della città) l’altro nella contrada Olivella. Ma fu prescelto quest’ultimo per ordine di Filippo Neri il quale preannunziò che sarebbe divenuto il futuro centro della città.

Tratta dalla pubblicazione edita dai padri dell’Oratorio di Palermo in occasione del terzo centenario di morte del S.P.N. Filippo Neri (“Ricordo dell’Oratorio di Palermo”, a cura di p. Antonio Palomes – 1895), la citazione riassume la ricorrenza che si commemora il 10 ottobre di ogni anno. Venne scelto simbolicamente il giorno in cui celebriamo la festa liturgica di Maria Regina e Madre dell’Oratorio, sia per l’inizio della vita comunitaria dei padri che fondarono la Congregazione nel 1593 (con licenza dell’arcivescovo don Diego De Ajedo), sia per l’erezione canonica con bolla pontificia di Clemente VIII nel 1597. La prima fonte storica di riferimento in ordine di tempo sono le Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio, pubblicate sul finire del ‘600 da p. Giovanni Marciano che fissò per iscritto le notizie in modo da tenerne memoria nel tempo a seguire.

Essendosi pienamente informati del più sostanziale dell’Istituto, e perfettamente imbevuti delle sue consuetudini deliberarono di fare alla patria ritorno per dare ormai principio alla meditata fondazione, sicome in fatti seguì; poiche a 10 di ottobre del 1593 nella medesima Chiesa di San Pietro Martire si diede ad essa principio (…)
Ivi la novella pianta diè tali speranze di crescere sempre mai rigogliosa, che per maggiormente fermarla nella radice procurarono dal Pontefice la Confermatione del loro Oratorio, sicome seguì a 10 di Ottobre del 1597 con breve Apostolico del gran Pontefice Clemente VIII benignissimo protettore de’ figliuoli di San Filippo. Quantunque però havessero i Padri migliorato d’ospitio, pure perche l’esempio, e la grande edificazione, che davano non meno co i loro costumi, che colle loro parole tirava sempre più nella loro Chiesa frequentissimo il popolo, angusta perciò questa riusciva alla divora moltitudine; che però rivolsero il loro studio ad alzare da fondamenti una Basilica, che riuscisse egualmente insigne nel disegno, e magnifica nell’edificio, seguendo in ciò l’esempio del Santo Padre in Roma, e del Tarugi suo primogenito in Napoli.

(GIOVANNI MARCIANO, “Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio”, tomo II, Napoli 1693, pp. 390.398)

Era il 1592 quando il p. Pietro Pozzo, palermitano d’origine e membro dell’Oratorio romano, incontrava alcuni preti di Palermo (Maggio, Catena, Garsia, Caravello, Gueli di Mazzarino) che vollero riunirsi a fare vita comunitaria, per il desiderio di ritrarsi dal mondo. Si ritrovarono nella chiesa di San Pietro Martire (attigua a S. Maria in Valverde), oggi distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Animati da questo desiderio di vita religiosa contemplarono l’idea di trasferirsi in campagna, per essere maggiormente isolati dal caos della città e, così, pensare a Dio “menando vita solitaria”. Il p. Pietro Pozzo riuscì a illuminarli sulla loro vocazione di preti secolari, presentandogli la forma di vita iniziata da San Filippo Neri presso S. Maria in Vallicella a Roma.

La succitata bolla di Clemente VIII si apre al secondo capoverso riepilogando il percorso svolto dalla fondazione e menzionando già da allora il futuro titolare, Sant’Ignazio vescovo e martire:

Cum itaque, sicut accepimus alias a tribus circuite annis in Civitate Panormitana, una Praesbjterorum saecularium Congregatio, sub invocazione Santi Ignatij Episcopi et Martyris ad instar eius, quae in alma Urbe existit Sanctorum Mariae et Gregorij in Vallicella, ad Dei omnipotentis laudem et animarum salutem, in Ecclesia S. Catharinae de Olivella, ordinaria auctoritate erecta, et instituta extiterit, exindeque Praesbyteri et alii ejusdem Congregationis sic erectae inibi […] primodictam Congregatione in Congregationem Praesbyterorum et Clericorum Saecularium S. Ignatii Episcopi et Martjris nuncupandam eisdem auctoritate et tenore perpetuo erigimus et instituimus. […]

Convinti ad abbracciare lo stile di San Filippo, per apprendere le norme del novello Istituto, i padri Giuseppe Gueli e Luigi Garsia si trasferirono per sei mesi nella casa dei “girolamini” a Napoli. San Filippo era ancora vivo ed espresse il suo compiacimento e benedizione per la nascente terza casa di Palermo, dopo Napoli (1585) e Roma (1575). Iniziava così la storia della Congregazione che, nel tempo a seguire, avrebbe assunto le dimensioni oggi note.

Lo studio pubblicato dall’architetto Ciro D’Arpa ha ricostruito storicamente le fasi di sviluppo della costruzione. Il 17 marzo del 1594 la Congregazione stipula un accordo con Confraternita di Santa Caterina per l’acquisizione dell’area detta dell’Olivella (da “Olim villa”, in latino “un tempo una casa”). La tradizione da sempre tramandava che la zona appartenesse alla famiglia Sinibaldi, che diede i natali a S. Rosalia. Della casa natale in oratorio si conserva il “pozzo”, ovvero una botola in cui si scorge l’acqua di uno dei tre fiumi sotterranei di Palermo (Kemonia, Papireto, Grifone); una statua di resina posta all’esterno vuole essere di pubblico richiamo.

Negli anni a seguire, crescendo di numero, i padri avviarono a proprie spese l’edificazione dell’attuale complesso comprendente la casa (oggi museo archeologico regionale), la chiesa, l’oratorio e lo spazio del palazzo delle Poste ove sorgeva il giardino. La struttura è quindi il risultato di lavori che andarono avanti nel tempo con continuità: a partire dalla chiesa (posa della prima pietra il 7 novembre 1598), nel maggio 1599 si gettano le fondamenta del braccio sinistro (lato casa), in estate si acquistano i due edifici adiacenti e il senato palermitano concede la strada interposta tra i due blocchi. Di seguito si darà spazio alla sacrestia, al braccio destro (lato oratorio), l’ampliamento del retro della casa su via Roma e su via Bara. Si condussero parallelamente lavori di abbellimento e arredamento interno, che portarono il complesso alla sua configurazione attuale nella seconda metà del ‘700. La casa coi suoi due chiostri e un cortile era dotata di ampio refettorio (oggi sala delle metope), salotti, quadreria, pregevole cappella tuttora conservata in buono stato, ricco patrimonio librario oggi sito presso la biblioteca regionale al Cassaro alto. La casa ospitava pure una farmacia e la sede del monte di pietà Pallavicino. Al complesso di Palermo si aggiungevano le proprietà dei padri in campagna.

Nel momento apicale si arrivarono a contare quasi un centinaio di sodali, poi disgregati dalle soppressioni delle corporazioni religiose sotto i Savoia (1866). Durante il periodo delle soppressioni i padri di Palermo continuarono ad ufficiare la propria chiesa e tenere viva l’attività in oratorio. Con l’estinzione di tutta la vetera-Congregazione (1916), la comunità dei padri filippini si ricostituì solo nel 1931, grazie all’iniziativa del p. Giuseppe Timpanaro di Acireale.

Presentazione su G.B.Naselli – relazioni

Con una discreta partecipazione di pubblico, malgrado la stagione estiva e i concomitanti festeggiamenti di S.Rosalia, martedì pomeriggio si è svolta l’annunciata presentazione del libro sul padre dell’Oratorio di Palermo, arcivescovo al tempo di Giuseppe Garibaldi. Pubblichiamo in questa pagina web i testi delle relazioni esposte e il video ripreso durante lo svolgimento. Alle relazioni sono seguiti due interventi di Ciro Lomonte (segretario nazionale di Siciliani liberi) e Luigi Culmone (pronipote di Naselli), ascoltabili nella registrazione video. Ringraziamo della presenza anche i tre familiari discendenti che hanno voluto esserci.

Mi congratulo con l’Autore e auguro che il suo pregevole volume abbia ampia divulgazione per favorire la conoscenza di un grande pastore non molto noto ma che ha molto onorato Palermo, prima come religioso e preposito esemplare nell’Oratorio della Olivella, dove ho trovato sempre vivo il suo ricordo, e successivamente come zelante Pastore della nsotra Chiesa palermitana, che nella Cattedrale ne ha accolto con grata memoria e venerazione le spoglie mortali nell’attesa della risurrezione” (dalla prefazione al libro del card. Salvatore De Giorgi)