Archivio dell'autore: filipponeri

la musica e l’Oratorio

Ieri pomeriggio in chiesa abbiamo trattato un argomento di storia della musica e dell’Oratorio allo stesso tempo. Il discorso sulla musica all’origine dell’Oratorio filippino, è stato accompagnato da alcuni pezzi d’epoca. Hanno suonato dal vivo fagotto, oboe, organo e voce, eseguendo sei brani: Sonata III per oboe e organo, 1° tempo (F.A. Geminiani); Sonata for basson and continuo n.1 in A min. (Johann Ernest Galliard); Lascia che io pianga (Handel); Bergamasca, Fiori musicali (Girolamo Frescobaldi); La Bernardinia per oboe e organo (Girolamo Frescobaldi); Domine Deus (A. Vivaldi).
Pubblichiamo di seguito il testo esposto in tre interventi.

Quaresima 2022

La Via Crucis dei sei venerdì di quaresima sarà in chiesa alle 17:45 con lettura di meditazioni diverse ogni settimana, seguita dalla Messa alle 18:30, con al termine esposizione e benedizione eucaristica. Per le Quarantore seguirà altro avviso.

“Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima, per fare la giustizia davanti a Lui, allora Egli si convertirà a voi e non vi nasconderà il suo volto” (Tobia 13,6)

G.B. Naselli di N. Lentini

il Naselli di Nicolò Lentini: una recensione


C’era una volta il prode eroe dei due mondi che in sella al suo destriero veniva a riscattare le sicule sorti, liberando l’isola dall’oppressore borbonico… In forma narrativa potrebbe iniziare il tal modo il discorso storico presentato all’infanzia. Se non che pure il bambino studiando il risorgimento italiano, secondo la versione scolastica, vada incontro a ragionevoli perplessità sullo sviluppo delle vicende. In questo breve articolo di recensione del libro edito da Ex Libris per l’autore Nicolò Lentini, cerchiamo di mettere in luce l’essenza stessa del problema.

Giovan Battista Naselli fu padre dell’Oratorio di Palermo e terz’ultimo preposito della nostra vetera-Congregazione; al momento delle soppressioni religiose ospitò pure in episcopio l’ultimo preposito p. Giuseppe Girgenti. Il libro Giovan Battista Naselli. Arcivescovo di Palermo fra Regno delle Due Sicilie e Unità d’Italia è frutto della precedente tesi di laurea magistrale all’ISSR di Palermo ed è ora in commercio dopo una gestazione piuttosto lunga causata da alterne vicende. Il volume si apre con ben quattro prefazioni: l’arcivescovo emerito di Palermo card. Salvatore De Giorgi, il vescovo di Noto mons. Antonio Staglianò, il preposito p. Adriano Castagna d.O., fra’ Luigi Naselli di Gela; tutti unanimi nelle felicitazioni, illustrano il contenuto del testo mettendo in luce la complessa congiuntura storica, la vocazione oratoriana di Naselli, il suo zelo pastorale e, malgrado le difficoltà, l’abilità politica. Gli originali testi a stampa scansionati in appendice al libro, rappresentano le fonti letterarie per conoscere l’azione di Naselli; la lettura di prima mano degli scritti pubblicati nell’esercizio dei suoi poteri offre a chiunque gli elementi per valutare personalmente.

In questa sede per entrare nel merito delle specifiche questioni, dispiegate dall’autore nel testo, bisognerebbe dilungarsi oltremodo. In sintesi, rispetto al vescovo Naselli emerge chiaramente la linea di neutralità seguita per non condizionare il corso della storia. È un tipico atteggiamento riscontrabile in diversi contesti storici quello che vede la Chiesa-istituzione non prendere parte agli scontri, non parteggiare per nessuno nel vita civile di una nazione, limitandosi piuttosto a difendere con le armi del diritto e del senso civico il proprio essere e le proprie prerogative. L’articolata questione della Legatia Apostolica entra in crisi nel momento in cui si rompe l’equilibrio nei rapporti Stato-Chiesa, improntati a reciproca collaborazione nel cattolicissimo Regno delle Due Sicilie, contro ambiguità e controversia nell’orientamento anticlericale del Regno di Sardegna.

Se si riconosce nell’impresa dei mille l’inizio del percorso che porta all’unità d’Italia, si comprende di conseguenza il peso dell’arcivescovo di Palermo nel far fronte a Garibaldi. L’autorità del primate di Sicilia era alla pari dei Savoia per influenzare il corso della storia? Dalla riposta a questa domanda dipende il “valore attuale” di Naselli, ovvero l’interesse che ancora oggi possa suscitare. Il periodo del risorgimento è infatti la base storica dell’Italia unita, in monarchia prima e repubblica poi. Tralasciando pertanto gli aspetti biografici, nel presente articolo volgiamo l’attenzione alle vicende risorgimentali. Per comodità del lettore alleghiamo QUI un elenco cronologico degli eventi relativi lo sbarco di Garibaldi in Sicilia.

L’invasione del Regno delle Due Sicilie fu solo il preludio ai crimini di guerra leggibili oggi in numerosissime pubblicazioni, ormai arrivate al livello divulgativo. Angela Pellicciari è un’autrice di riferimento nel processo di revisione storica sui fatti del risorgimento; a lei si aggiungono parecchi altri sotto elencati nel piè pagina. Nicolò Lentini e testi simili interessano ogni cittadino che voglia avere consapevolezza della storia patria, non solo dell’Oratorio o Chiesa di Palermo.

La stampa corrente di matrice neoborbonica mette in evidenza come l’unità d’Italia fosse un affare d’interesse internazionale, caldeggiato al Congresso di Parigi (1856) e sovvenzionato dalle logge massoniche d’oltralpe. La ricostruzione storica che propongono illustra come l’impresa dei mille si espletò con la corruzione in denaro dei generali dell’esercito borbonico. In questa versione compare solo qualche vago accenno al malcontento sentito dai siciliani verso i regnanti napoletani. Il libro di Lentini tratta quest’ultimo aspetto e, pur senza negare gli altri, esplicita le precise ragioni storiche del malcontento covato in Sicilia verso i Borbone, manifesto nelle rivolte del 1848. Considerato che la maggior parte dell’attuale editoria è di tendenza neoborbonica, la trattazione di Lentini risulta quanto mai illuminante per chi si è formato la propria idea dai libri in commercio.

Il sentimento sicilianista d’indipendenza vedeva in Garibaldi una sorta di messia sul quale proiettava attese simili a quelle dei giudei che, al tempo di Gesù, attendevano un capo politico per riscattare la sovranità del popolo. Il dittatore Garibaldi deluse amaramente le aspettative ancor prima che lo Stato sabaudo facesse il resto, riducendo il meridione d’Italia a una colonia del regno.

Le fazioni di allora, discendenti dal regno di Sicilia e dal regno di Napoli, sussistono ancor oggi in alcuni movimenti impegnati sul piano politico e culturale. Il libro in considerazione offre gli spunti per un dibattito nel quale confrontare le posizioni che segnarono la storia. Il movimento neoborbonico ritiene ancora di essere voce rappresentativa di tutto il meridione? Col senno di poi, gli indipendentisti siciliani hanno remore o fino a che punto credono oggi nelle proprie tesi? Sappiamo che “la storia non si fa con i se e con i ma” e neppure si può cambiare ciò che è stato; tuttavia chi non crede di venire dal nulla tiene a mente la sua identità storica, quanto meno per non fondare il presente su un mito. Sarebbe interessante sentire la voce di chi oggi ricalca quei gruppi scontratisi all’epoca dei fatti ed incontrarsi per riconsiderare le motivazioni passate.

In conclusione si ratifica il positivo giudizio sul libro espresso dai prefatori e si propone qui, agli amici e conoscenti dell’autore, un’occasione di ritrovo per discutere – come tavola rotonda – le tematiche storico-politiche trattate nel libro.



Bibliografia consigliata: Angela Pellicciari, Risorgimento ed Europa, Ed. Fede&Cultura; Idem, Risorgimento anti-cattolico, Ed. Fede&Cultura; Bruno Lima, Due Sicilie 1860 – L’invasione, Ed. Fede&Cultura; Antonio Gramsci, Il Risorgimento; Idem, La questione meridionale; Antonio Ciano, Garibaldi: il Massone dei Due Mondi, Ed. AliRibelli; Idem, I Savoia e il massacro del Sud, Ed. AliRibelli; Idem, Il Regno delle Due Sicilie, Ed. AliRibelli; Idem, Stragi del risorgimento, Ed. AliRibelli; Francesco Piazza, L’Italia nata male, independently published; Emilio e Maria Antonietta Biagini, Le storie più brutte, Ed. Fede&Cultura; Gigi Di Fiore, Controstoria dell’unità d’Italia: Fatti e misfatti del Risorgimento, BUR; Giordano Bruno Guerri, Il sangue del sud: antistoria del Risorgimento e del brigantaggio, Mondadori

Archivio musicale dell’Olivella

A.M.O.

Fascicoli di Miscellanea pubblicati gli anni scorsi hanno presentato la storia della Congregazione di Palermo afferente il periodo delle soppressioni e la successiva riapertura della casa col ritorno degli oratoriani. Inquadrare il contesto storico si rivela talvolta illuminante per la comprensione del presente.

Correva l’anno 1866 quando, il giorno 8 luglio, il neonato Stato unitario pubblicava in Gazzetta Ufficiale il Regio decreto di “Soppressione delle corporazioni religiose”, ovvero la messa al bando in Italia della vita religiosa. Il divieto assoluto di vita comunitaria negli istituti religiosi, comportò l’espulsione dei religiosi stessi dalle proprie case, conventi, monasteri. Il verbale di presa di possesso registrato nell’archivio digitale del FEC, attesta che gli agenti demaniali incaricati di dare esecuzione all’esproprio, si presentarono ai padri filippini in piazza Olivella l’8 ottobre 1866. Considerato il corso storico che precedette il momento, possiamo ritenere fosse atteso e non colse nessuno di sorpresa. I religiosi erano previamente avvisati dall’autorità pubblica che avvertiva di abbandonare gli istituti, destinati all’incameramento con tutto ciò che si sarebbe trovato all’interno.

In questo contesto di sgombero delle strutture i religiosi cercarono talora di salvare quanto potevano dei beni mobili, tra oggetti preziosi, pezzi d’arte e altri beni immateriali di proprietà intellettuale. È quanto accadde anche nella casa dei padri filippini, i quali vollero sottrarre all’esproprio alcune carte d’archivio, spostandole nei locali dell’oratorio. Il luogo dell’oratorio infatti non sarebbe stato soggetto alla confisca, essendo sede dell’Oratorio Secolare, una corporazione laica (non religiosa). Da allora fino ai nostri giorni si sono conservati, chiusi nei faldoni, antichi documenti di rendicontazione dei legati testamentari e buona parte dell’“Archivio Musicale dell’Olivella”. Gli antichi documenti contabili rappresentano oggi dei testimoni senza più effetti, mentre gli spartiti impolverati sono come un tesoro per appassionati e volenterosi esperti che vogliano riportarli in vita. La quantità di materiale raccolto sotto la sigla A.M.O. testimonia la proficua attività ospitata nell’oratorio intitolato a San Filippo Neri, adiacente la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella. Dal giorno della sua apertura, a Pasqua 1769, fino all’infausto giorno delle suddette soppressioni, l’oratorio dei padri filippini fu dimora di musicisti, centro di riferimento in città per il genere musicale d’oratorio, nelle fattispecie drammaturgica e da camera. Nel genere di musica sacra o canto religioso, in oratorio trovava spazio la recitazione, il canto lirico, l’artista al centro dell’attenzione innanzi al pubblico. A questi si affiancava la musica suonata per accompagnare la liturgia in chiesa, per la Messa, per i Vespri prepositurali, per le Compiete coi laici, secondo il rito antico che vedeva pure esecuzioni in forma sinfonica. I padri dell’Oratorio di San Filippo Neri a Palermo erano nobili e commissionavano composizioni musicali, allo stesso modo in cui intercettavano le migliori maestranze per la produzione di pezzi d’arte sacra.

Le soppressioni bloccarono l’ingresso di nuove vocazioni in comunità, portando nel 1916, con la morte dell’ultimo p. Luigi Grasso Riso, all’assenza dei padri filippini. Da quel momento l’intero patrimonio prodotto in un secolo e mezzo di attività cadde in disuso e, col tempo, nel dimenticatoio. Gli oratoriani che tornarono ad abitare la casa e rifondare la Congregazione nel 1931 non disponevano più delle risorse finanziarie di prima, ritrovandosi piuttosto in ristrettezza economica appena sufficiente alla propria sussistenza. Finché non venne edificato dallo Stato fascista l’alloggio sito sul retro della chiesa all’altezza dei tetti, i tre religiosi rientrati a Palermo si sistemarono in locali riadattati attigui all’oratorio… Niente poteva più essere come prima, era finita la bella epoca dello sfarzo liturgico, con apparati in pompa magna.

La riapertura oggi di quei faldoni rimasti chiusi per almeno un secolo e mezzo, porta in luce le carte a suo tempo nascoste. Si tratta di materiale manoscritto di notevole interesse per studi anzitutto musicologici, premessa alla trascrizione per esecuzione. Nei frontespizi timbrati riemergono i nomi di Salvatore Lanza e Francesco Alliata, rettori che continuavano a ufficiare la chiesa nel periodo di divieto della vita comunitaria. L’iniziale ricognizione a campione ha mostrato la non corrispondenza dei titoli indicati sul dorso delle cartelle con il materiale contenuto all’interno; segno che l’originale contenuto venne trafugato e quei raccoglitori riempiti di altra musica senza criterio d’ordine. L’ammanco si rileva quindi per il materiale che fu stimato più prezioso, dei compositori più rinomati, scritti esternamente ma assenti all’interno. Tuttavia non si possono prevedere le sorprese che emergeranno. La mole di materiale cartaceo da visionare richiede altrettanto lavoro per il riordino di parti e partiture smembrate, classificando autori e periodi. Un’opera che richiede adeguate competenze e motivazione per rendere nuovamente fruibile quel patrimonio ai musicisti, all’Oratorio, alla liturgia.