Miscellanea storica – vol. 8

Del gran concetto, che la Città di Palermo formato de’ Padri dell’Oratorio serve per autentica irrefragabile la confidenza, che della loro integrità hanno havuto ne’ loro testamenti i Cittadini più riguardevoli per ricchezze, e per nobiltà, disponendo, che per le loro mani passassero somme considerabili da loro lasciate ò per sussidio di doti di donzelle povere, ò in elemosine, ò pure in altre opere pie.

(Giovanni Marciano, “Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio”, tomo II, Libro V, Capo XXIII, p. 401)

Quando si ritagliava il tempo tra le occupazioni quotidiane per dedicarsi alla stesura dello studio qui presentato, realizzato su carte rimaste chiuse da almeno un secolo e mezzo ad oggi, la coscienza si domandava a chi mai potesse interessare leggere il frutto di questo lavoro. Si tratta a tutti gli effetti di una ricerca storica realizzata di prima mano da Ciro D’Arpa, col commento aggiunto da Corrado Sedda nell’ottica oratoriana, approfondendo inoltre la figura di Camillo Pallavicino. La domanda rimarrà senza risposta finché non lo diranno i laici dell’Oratorio, gli studiosi, i confratelli, i palermitani, cittadini interessati alla storia, amici dei curatori. Ad ogni modo i redattori possono testimoniare che è stato davvero interessante studiare uno spaccato di storia oggi dimenticata. L’intelletto è pur dono dello Spirito Santo e riportare alla luce nel terzo millennio le informazioni registrate in documenti redatti quattro secoli fa, per noi desta stupore non inferiore a rinvenire un reperto sotterraneo. Se poi la storia descritta nelle carte giunge fino alla nostra epoca contemporanea, l’interesse che suscita non è più solo romanzesco. Crediamo infatti che la storia sia maestra per poter vivere il nostro presente, quando mette in luce il ruolo svolto dai padri filippini di Palermo, a beneficio della collettività nella quale si radicavano. Il volume 8° di Miscellanea storica dell’Oratorio di Palermo presenta concretamente l’elenco dei lasciti testamentari alla Congregazione, dall’inizio della sua storia (fine ‘500) sino all’anno 1795. Scopriamo così i benefattori della Congregazione, ovvero i fedeli defunti più vicini ai padri filippini, più i vivi beneficati dalla loro carità in pensioni, o doti per sposalizio e monacato, sussidi.

Il lavoro apostolico dei padri dell’Oratorio di Palermo, nell’arco vitale della Congregazione sino ad oggi, si è svolto in ambiti diversi. Anzitutto l’ufficiatura solenne della propria chiesa, la predicazione pubblica dei sermoni nell’oratorio grande, l’apostolato di formazione cristiana e assistenza spirituale dell’oratorio piccolo, le attività ludiche e di catechismo alla Villa filippina (sede di diversi movimenti), il lavoro (formazione spirituale) presso il seminario degli albanesi fondato da Giorgio Guzzetta, la confraternita del Signoruzzo, la biblioteca di casa aperta al pubblico. I padri svolgevano il proprio ministero celebrando nelle rettorie limitrofe, ad esempio San Matteo al Cassaro (detta “piccola Olivella” per la sua pianta), assumevano poi incarichi diversi a servizio di istituti religiosi femminili. L’Oratorio dei padri filippini era un punto di riferimento in città per la musica da camera e per quella sinfonica nella liturgia, testimoniata dal corposo “archivio musicale dell’Olivella”. Al lavoro apostolico si aggiungeva la gestione del patrimonio, entro il quale rientrano i legati testamentari oggetto del presente studio.

Nella presente pagina web vogliamo rendere gratuitamente fruibile il testo di questo studio, aggiungendo QUI l’elenco dei contenuti finora pubblicati.

Autocertificazione Messa

Ricordiamo ai fedeli della chiesa quanto già unanimemente noto, ovvero che le norme in vigore dal 24 dicembre al 6 gennaio e dal 3 al 5 aprile non limiteranno la libertà di culto (all’interno del proprio comune). Andare in chiesa rimane motivazione legalmente riconosciuta nell’autocertificazione QUI disponibile, ma fornita pure dalle stesse Forze dell’Ordine che controllano. Lo Stato non esonera dal 1° precetto della Chiesa in osservanza del 3° comandamento del Decalogo. Pertanto vi aspettiamo tutti a Messa nel responsabile rispetto delle consuete norme igieniche per il bene proprio e altrui. La mancanza di altri aspetti mondani ci aiuti a concentrarci sull’essenziale significato religioso del Natale e della Pasqua cristiani.

Audio – 7° “Pregare Dio per i vivi e per i morti”

Non deve parere strano, se nell’Oratorio frequentemente si odano musicali Strumenti, Canzoni divote, sacre Armonie. Questo fu un ritrovato ingegnoso dell’accorto zelo di S.Filippo non sazio di acquistar Anime a Dio; valersi degli stessi divertimenti, per rendere piacevole ed amabile la Vita Divota, che da’ seguaci del Mondo viene considerata per malinconica ed austera. Lo spirito umano è di natura sua incostante, e difficilmente si arrende a quella Pietà, che abbia solo del serio, del rigoroso, ed a cui niente si tramischi di giocondo e di sollazzevole. Quindi è, che lo Spirito Santo nell’Ecclesiastico dà per consiglio agli uomini maturi, che, dopo aver istruiti i circostanti con opportune dottrine, permettano l’onesto sollievo della Musica, che ha forza di raddolcire le Passioni, e di rendere gli animi più pronti ad abbracciare l’arduo della Virtù.

(“Pregi della Congregazione dell’Oratorio”, Ed. A. Santini & figlio, Venezia 1826, Tomo II, Appendice IV, p. 312)

 

Il desiderio di approfondire il discorso di fede, unito alla passione per il proprio lavoro, che sempre caratterizza un buon musicista, ha portato in gennaio di quest’anno 2020 all’idea di tenere degli incontri secondo il metodo invalso dell’oratorio in musica. Contando di proporne uno al mese, si è pensato a un ciclo di sette incontri da terminare entro l’estate. La sopravvenienza della pandemia ha allungato i tempi, fino ad arrivare solo oggi al termine del percorso. Finché è stato possibile abbiamo voluto ritrovarci in oratorio, ora che la situazione non lo consente più, vogliamo concludere senza lasciare la fine in sospeso.

All’inizio si è ricercato l’oggetto da trattare nella serie di incontri, volgendo l’attenzione ai temi di dottrina cattolica oggi più trascurati. Il numero “settenario” ha suggerito di portare l’attenzione alle opere di misericordia, trovando ispirazione al riguardo nell’esperienze già svoltesi a Roma, dal catecheta don Fabio Rosini e all’Oratorio della Vallicella, parlando nello specifico delle opere di misericordia spirituale.

Gli incontri, in sé piuttosto semplici, si sono realizzati con la collaborazione dei musicisti che da principio hanno promosso l’attività, assieme a lettori che hanno voluto coinvolgersi prestando la voce. Senza aspettative di largo pubblico, con modestia abbiamo cercato di realizzare qualcosa di buono e di “oratoriano”. Abbiamo così accolto all’Oratorio di San Filippo Neri in piazza Olivella nuove persone, quali le Compagni teatrali di Totò Troja e Gaetano Martorana, oltre a Giuseppe Campanella, Caterina Vitale e Giuseppina Tesauro; le competenze semiprofessionali in ambito teatrale o mediatico, hanno favorito l’ascolto di profonde meditazioni. I qualificati musicisti susseguitisi nei mesi hanno offerto della buona musica a chi sapeva apprezzarla e a chi ha imparato a conoscerla; l’arte, della recitazione o della musica, comunica infatti il contenuto in modo coinvolgente per l’uditorio. Nel contesto della movida all’Olivella è risuonata musica classica, per lo più di epoca barocca (o tardo-barocca), la stessa del periodo in cui è nato e si sviluppato l’Oratorio di San Filippo Neri, quindi meglio rispondente alla sua spiritualità. Il canto di altri pezzi lirici invece aveva una datazione più tardiva, afferente al romanticismo. Abbiamo potuto ringraziare Marta Favarò, Carmelo Fallea, Ilenia Zarcone, Bruno Ingargiola, Bendetto e Salvatore Ciringione, Carlo Licata e Salvo Diana.

Si chiude con questo 7° incontro – di cui pubblichiamo la registrazione – un’esperienza che coniuga arte e formazione cristiana, alla maniera propria dell’Oratorio che ama la bellezza e cura la vita spirituale. La musica infatti, al pari delle arti visive, trova da sempre dimora nell’Oratorio di San Filippo Neri, quale forma di espressione culturale che comunica ciò in cui crediamo. Il connubio di parole e musica realizzatosi negli incontri, concilia ragione e sentimento, in modo da allietare l’animo senza rinunciare all’intelletto; un pacchetto oggi difficilmente trovabile anche col miglior telecomando, per chi crede in qualcosa di più che le mode del mondo. Con la buona stagione speriamo che in primavera le condizioni consentano la ripresa di questa bella opera di fede e cultura.

 

00:05 Ilenia Z. Ave Maria (Gomez)      04:03 Totò T. Lettera sulla preghiera (Bruno Forte)      07:45 Corrado S.      13:05 Carmelo F. Ricercar primo (D. Gabrielli)      15:10 Gaetano M. Salmi 129 e 120      17:24 Corrado S.      22:05 Salvatore C. Ave Maria (F. Schubert)      24:16   Caterina V. Autobiografia di S. Teresina      27:24 Corrado S.        32:54 Ilenia Z. Dolce sentire (Riz Ortolani)      35:50 Giuseppina T. Diario di S. Faustina      39:04 Corrado S.      43:22 Carlo L. Notturno in Do# min. (F. Chopin)


in tempo di pandemia

Il patrono dei giovani ed educatori, rappresenta senz’altro un modello di sacerdote, ma non è altrettanto invocato come taumaturgo. Eppure Antonio Gallonio nella sua biografia enumera una quarantina di miracoli compiuti in vita da San Filippo, tra guarigioni di infermi e moribondi risanati. Riepilogarli tutti non è breve, si va dai febbricitanti alle cefalee, malori al petto o all’addome; i mali del corpo che oggi si chiamano con nome proprio, allora si riconoscevano solo dai sintomi esteriori. L’esperienza di Filippo Neri a servizio degli infermi negli ospedali di Roma, inizia da giovane con l’attività della confraternita di San Girolamo della carità.

S’impiegava Filippo, oltre alle cose dette, nel visitare gl’infermi agli ospedali, i quali aiutava egli in quanto poteva con amore e carità, confortandogli al sottomettersi al volere di Dio, ed incitandogli parimente al patir volentieri per amor suo, che con tanto ardore aveva crudelissime pene patito, e per loro, e per tutti gli omini del mondo.1

I volontari che assistevano i malati non erano medici per curarli fisicamente. L’aiuto dato nella puericultura, medicazione, alimentazione, si accompagnava a parole di conforto e gesti di consolazione. Poiché non si dà beneficio corporale senza il maggior bene spirituale della salute dell’anima, particolarmente interessante risulta l’episodio affatto prodigioso di Jacopo Marmitta.

Ora crescendo il male egli era spesse volte visitato dal beato Padre, il quale cercava indurlo che si disponesse come buon cristiano, a quello che piaceva a Dio. Un giorno tra gli altri essendo esso gravato forte e tormentato d’ardentissima febbre, da dolori di corpo, e da altri accidenti del male si doleva egli senza alcuna consolazione amaramente, per la qual cosa soccorrendolo il beato Padre colla carità sua, tornò di nuovo con parole affettuose a confortarlo, come aveva fatto in prima, a portare la Croce per amor di Cristo: e dicendogli, orsù Jacopo mio, chiamate Iddio in vostro aiuto (…) Postosi Filippo a pregare Iddio per lui, condusse tostamente la tempesta di quest’anima a uno stato di tranquillità e di quiete; la quale poi col vento dello Spirito Santo in poppa felicemente navigando, dopo poche ore lieta al porto di vita eterna pervenne.2

La preghiera di p. Filippo allevia la sofferenza fisica del suo figlio spirituale, ma non lo devia dal bene che Dio voleva per lui. Il più famoso miracolo del principe Massimo ha la medesima conclusione: il giovane risuscitato, dopo qualche parola scambiata col Padre, spira felicemente. I due di fatto muoiono, il risultato non soddisfa le attese soprannaturali. L’ottica del mondo che considera la felicità data da salute e benessere materiale, non apprezza l’intervento del Santo. Solo chi aspira alla felicità celeste crede con San Paolo «che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18), «infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria» (2 Cor 4,17). La consolazione che riceveremo incontrando il Signore supererà in modo sorprendente il dolore passeggero di questa vita terrena. La carità ricevuta nella degenza si sublima nella vita ultraterrena, perché «vivere è Cristo e morire un guadagno» (Fil 1,21).

Il tempo di pandemia che viviamo segna per i soggetti colpiti dalla malattia disagi in varia misura. La malattia inguaribile dimostra che non siamo padroni del vivere e del morire, mentre scopre la fragilità umana e la necessaria solidarietà, per portare la propria croce fino alla vita nuova. La nostra fede ci guidi nel cammino di carità verso la speranza, sull’esempio dei santi che ci sono già passati.

 

1 A. GALLONIO, “Vita di San Filippo Neri”, Roma 1843, Libro I, Cap. VII

2 Ibidem, Libro II, Cap. IV