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Intenzioni Messe defunti

Siamo fatti per l’eternità e non troviamo pace finche non riposiamo in te, recita un aneddoto tratto dalle Confessioni di Sant’Agostino. L’uomo che dopo aver sperimentato in vita il turbine delle passioni terrene, incontrando Cristo ha avuto orrore del proprio peccato per rinascere a vita nuova. Tuttavia la vita di grazia iniziata con la conversione, non appagò del tutto il vescovo d’Ippona; presto comprese che solo la felicità celeste è la dimensione di vita eterna realmente libera da ogni angustia della vita mortale: “siamo fatti per l’eternità”. San Filippo Neri davanti all’offerta di onori e ricchezze (il cardinalato), levava il suo grido: “paradiso, paradiso! Preferisco il paradiso”. Questo è il «premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,14), è un articolo della nostra professione di fede in Cristo, risorto dai morti per prepararci un posto assieme a lui (1 Cor 15,16-17; Gv 14,2), non più negli inferi, ma vicini a Dio per contemplarne la beatifica visione.

Io credo, risorgerò. Questo mio corpo vedrà il Salvatore, recita un canto tradizionale, il cui magnifico testo mette assieme più salmi. La Parola di Dio fissata nella Sacra Scrittura, a noi non ci parla di oltretomba, ade, campi elisi, nirvana… «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?» (Gv 11,25-26). Noi crediamo fermamente nell’espressione di fede professata da Marta, sorella di Lazzaro: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo» (Gv 11,27). «Se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno» – diceva il ricco che fece soffrire Lazzaro – Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi» (Lc 16,30-31). Non crediamo in Gesù per gusto del miracolistico, non serve esoterismo per condividere quanto predicava dalla sua cattedra il cardinale Carlo Maria Martini:

È possibile comunicare con i morti. Essi ci conoscono e, pur essendo ora in cielo presso Dio, conoscono il mondo che hanno lasciato, ne conoscono prima di tutto il rapporto con Dio e con i suoi piani eterni che possono ormai contemplare. A partire da Dio, quindi, conoscono le nostre cose, i nostri problemi e ne parlano tra loro e con Dio.
Essi non soltanto ci conoscono ma ci sono vicini. È vero che hanno lasciato il mondo per abitare dove sono i corpi gloriosi di Gesù e di Maria, cioè al di fuori e al di là di tutto l’universo e del suo spazio. Ma intervengono ancora nel mondo e vi sono presenti con la loro preghiera, con la forza del loro amore, con le ispirazioni che ci offrono, con gli esempi che ci ricordano, con gli effetti delle loro intercessioni. (…)
Genitori, parenti, amici cari parlano a Dio di noi e gli presentano le nostre intenzioni e le nostre difficoltà. E si conservano, certamente, in cielo le intenzioni, gli affetti, gli interessi per i grandi valori di questa vita, quegli interessi, intenzioni, valori crescano in noi e siano portati a quella perfezione che ci permetterà di godere, un giorno, il volto di Dio con loro e come loro.
C’è un modo di presenza dei nostri morti che vorrei sottolineare. Essi sono presenti presso ogni tabernacolo e presso ogni altare su cui si celebra l’Eucaristia. Nell’Eucaristia c’è Gesù Risorto, c’è la forza della sua risurrezione e, con Gesù Risorto, sono presenti tutti i santi, tutti coloro che sono morti nel Signore. Sono presenti con la loro adorazione e con il loro amore per Gesù che è anche amore per noi che siamo attorno all’Eucaristia. E sono presenti, in particolare, quelli che ci amano di più, che ci sono cari e che con noi adorano Gesù.
È vero che c’è e rimane un terribile velo tra il mondo visibile e quello invisibile. Tuttavia è altrettanto vero che l’amore è più forte della morte e l’amore di Cristo Risorto riempie il cuore e la vita dei nostri cari defunti. Lo stesso amore di carità che è in noi è in loro, anche se in loro è in pienezza. E, proprio a partire da questa pienezza, essi ci raggiungono e noi pure ci congiungiamo con loro, con il nostro amore e con la nostra preghiera. (…) Abbiamo nella fede, nella preghiera e nell’Eucaristia il mezzo, il luogo e l’ambiente per una reale comunicazione di amore con i defunti.

I nostri suffragi aiutano le anime sante del purgatorio a purificarsi per essere ammessi alla beata pace del paradiso e divenire nostri intercessori presso il trono dell’Altissimo. Il decreto di ottobre Vertente anno della Penitenzieria Apostolica, richiama in proposito il valore del santo sacrificio dell’altare. In questo mese tradizionalmente dedicato alla preghiera per i defunti, mentre volge al termine l’anno civile, ricordiamo tutti i fratelli e sorelle che hanno fatto ritorno alla casa del Padre per offrirgli un fiore che non marcisce: l’intenzione della Messa. È disponibile in segreteria l’agenda delle Messe 2021.