Archivio dell'autore: Emanuele Cipolla

Solennità San Filippo Neri 2021

23-24-25 maggio ore 18:30 S.Messa del triduo predicato
mercoledì 26 maggio ore 18:30 S. Messa celebrata da p. Giuseppe Schiera d.O.

Domenica 23 alle 19:00 > Concerto di brani composti dal M° Bartolomeo Cosenza
Martedì 25 alle 19:30 > Oratorio in musica: “San Filippo, profeta della gioia”
Mercoledì 26 alle 19:30 > “il buffone di Dio”: Cerbero Amore & Harmonices mundi

Miscellanea storica – vol. 9

Visitando le dodici cappelle della nostra chiesa se ne ammira una sola chiusa da cancellata, poiché contenente un vero e proprio tesoro, del quale i visitatori estranei restano per lo più ignari. È da sempre luogo di preghiera, suscitata dalla bellezza che riproduce l’immagine del Signore crocifisso, al momento del suo supremo atto di amore per l’umanità da lui stesso incarnata.

La seconda cappella completata nell’edificazione della chiesa, si deve al padre Giuseppe Gambacurta che spese la sua eredità di oltre quarantamila scudi per impreziosirla di una miriade di reliquie e pietre nobili. L’intarsio è frutto della composizione di 24 pietre semipreziose fra colonne in diaspro e tarsie in cristalli, granatini, topazi, ametiste, agate, eliotropie, lapislazzuli, corniole. La cancellata in ottone è progettata dall’architetto del regno Mariano Smiriglio. Il crocifisso ligneo, con fattezze attribuibili alla scuola palermitana di Fra Umile, è affiancato da due colonne di diaspro massiccio fregiate di rame dorato ed è posto su un reliquiario chiuso da vetrata a disegni geometrici. La volta è opera del Monrealese, Pietro Novelli. Sulle pareti laterali le nicchie con le statue dell’Addolorata e San Giovanni Evangelista scolpite a Genova, affreschi e stucchi sono di Vincenzo Riolo. L’altare della cappella venne consacrato dal card. Giannettino Doria, arcivescovo di Palermo nel periodo in cui sorsero le magnifiche chiese barocche della città.

Nel testamento di Gambacurta si legge la devozione con cui volle spendere le sue sostanze per la cappella. La figura del Cristo è adornata da una cornice tanto superba quanto la merita il redentore. Ammirare la cappella significa apprezzare l’aspetto artistico ed apprendere come e quando venne prodotta. Il padre che volle realizzare la cappella del SS. Crocifisso si annovera tra i più antichi benefattori della chiesa, entrato in Congregazione dopo i primi fondatori. Nella presente pagina web si pubblica il sottostante studio che raccoglie quante più informazioni sulle reliquie e il valore dell’insieme, secondo gli scritti dei padri Giovanni Marciano, Antonio Palomes, Antonio Pesce, il sacerdote cavalier Acquilante Rocchetta, la relazione secentesca di Giacinto Ciaccio e l’originale testamento manoscritto di Gambacurta. Lo stesso documento testimonia la beneficenza conseguita nel tempo dall’amministrazione dell’eredità, a favore di categorie diverse di indigenti.

 Rendiamo liberamente leggibile il fascicolo di Miscellanea storica dell’Oratorio di Palermo a cura di Ciro D’Arpa e Corrado Sedda. Leggere tante pagine può interessare gli storici dell’arte, ma indubbiamente sorprende pure chi frequentando la chiesa, passa abitualmente davanti alla cappella senza prestare sufficiente attenzione; noteremmo infatti di non renderci neppure conto della ricchezza racchiusa in una sola cappella, dalla quale nei secoli copiose si sono innalzate le preghiere al Signore posto in croce per noi.

Miscellanea storica – vol. 8

Del gran concetto, che la Città di Palermo formato de’ Padri dell’Oratorio serve per autentica irrefragabile la confidenza, che della loro integrità hanno havuto ne’ loro testamenti i Cittadini più riguardevoli per ricchezze, e per nobiltà, disponendo, che per le loro mani passassero somme considerabili da loro lasciate ò per sussidio di doti di donzelle povere, ò in elemosine, ò pure in altre opere pie.

(Giovanni Marciano, “Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio”, tomo II, Libro V, Capo XXIII, p. 401)

Quando si ritagliava il tempo tra le occupazioni quotidiane per dedicarsi alla stesura dello studio qui presentato, realizzato su carte rimaste chiuse da almeno un secolo e mezzo ad oggi, la coscienza si domandava a chi mai potesse interessare leggere il frutto di questo lavoro. Si tratta a tutti gli effetti di una ricerca storica realizzata di prima mano da Ciro D’Arpa, col commento aggiunto da Corrado Sedda nell’ottica oratoriana, approfondendo inoltre la figura di Camillo Pallavicino. La domanda rimarrà senza risposta finché non lo diranno i laici dell’Oratorio, gli studiosi, i confratelli, i palermitani, cittadini interessati alla storia, amici dei curatori. Ad ogni modo i redattori possono testimoniare che è stato davvero interessante studiare uno spaccato di storia oggi dimenticata. L’intelletto è pur dono dello Spirito Santo e riportare alla luce nel terzo millennio le informazioni registrate in documenti redatti quattro secoli fa, per noi desta stupore non inferiore a rinvenire un reperto sotterraneo. Se poi la storia descritta nelle carte giunge fino alla nostra epoca contemporanea, l’interesse che suscita non è più solo romanzesco. Crediamo infatti che la storia sia maestra per poter vivere il nostro presente, quando mette in luce il ruolo svolto dai padri filippini di Palermo, a beneficio della collettività nella quale si radicavano. Il volume 8° di Miscellanea storica dell’Oratorio di Palermo presenta concretamente l’elenco dei lasciti testamentari alla Congregazione, dall’inizio della sua storia (fine ‘500) sino all’anno 1795. Scopriamo così i benefattori della Congregazione, ovvero i fedeli defunti più vicini ai padri filippini, più i vivi beneficati dalla loro carità in pensioni, o doti per sposalizio e monacato, sussidi.

Il lavoro apostolico dei padri dell’Oratorio di Palermo, nell’arco vitale della Congregazione sino ad oggi, si è svolto in ambiti diversi. Anzitutto l’ufficiatura solenne della propria chiesa, la predicazione pubblica dei sermoni nell’oratorio grande, l’apostolato di formazione cristiana e assistenza spirituale dell’oratorio piccolo, le attività ludiche e di catechismo alla Villa filippina (sede di diversi movimenti), il lavoro (formazione spirituale) presso il seminario degli albanesi fondato da Giorgio Guzzetta, la confraternita del Signoruzzo, la biblioteca di casa aperta al pubblico. I padri svolgevano il proprio ministero celebrando nelle rettorie limitrofe, ad esempio San Matteo al Cassaro (detta “piccola Olivella” per la sua pianta), assumevano poi incarichi diversi a servizio di istituti religiosi femminili. L’Oratorio dei padri filippini era un punto di riferimento in città per la musica da camera e per quella sinfonica nella liturgia, testimoniata dal corposo “archivio musicale dell’Olivella”. Al lavoro apostolico si aggiungeva la gestione del patrimonio, entro il quale rientrano i legati testamentari oggetto del presente studio.

Nella presente pagina web vogliamo rendere gratuitamente fruibile il testo di questo studio, aggiungendo QUI l’elenco dei contenuti finora pubblicati.