G.B. Naselli di N. Lentini

il Naselli di Nicolò Lentini: una recensione


C’era una volta il prode eroe dei due mondi che in sella al suo destriero veniva a riscattare le sicule sorti, liberando l’isola dall’oppressore borbonico… In forma narrativa potrebbe iniziare il tal modo il discorso storico presentato all’infanzia. Se non che pure il bambino studiando il risorgimento italiano, secondo la versione scolastica, vada incontro a ragionevoli perplessità sullo sviluppo delle vicende. In questo breve articolo di recensione del libro edito da Ex Libris per l’autore Nicolò Lentini, cerchiamo di mettere in luce l’essenza stessa del problema.

Giovan Battista Naselli fu padre dell’Oratorio di Palermo e terz’ultimo preposito della nostra vetera-Congregazione; al momento delle soppressioni religiose ospitò pure in episcopio l’ultimo preposito p. Giuseppe Girgenti. Il libro Giovan Battista Naselli. Arcivescovo di Palermo fra Regno delle Due Sicilie e Unità d’Italia è frutto della precedente tesi di laurea magistrale all’ISSR di Palermo ed è ora in commercio dopo una gestazione piuttosto lunga causata da alterne vicende. Il volume si apre con ben quattro prefazioni: l’arcivescovo emerito di Palermo card. Salvatore De Giorgi, il vescovo di Noto mons. Antonio Staglianò, il preposito p. Adriano Castagna d.O., fra’ Luigi Naselli di Gela; tutti unanimi nelle felicitazioni, illustrano il contenuto del testo mettendo in luce la complessa congiuntura storica, la vocazione oratoriana di Naselli, il suo zelo pastorale e, malgrado le difficoltà, l’abilità politica. Gli originali testi a stampa scansionati in appendice al libro, rappresentano le fonti letterarie per conoscere l’azione di Naselli; la lettura di prima mano degli scritti pubblicati nell’esercizio dei suoi poteri offre a chiunque gli elementi per valutare personalmente.

In questa sede per entrare nel merito delle specifiche questioni, dispiegate dall’autore nel testo, bisognerebbe dilungarsi oltremodo. In sintesi, rispetto al vescovo Naselli emerge chiaramente la linea di neutralità seguita per non condizionare il corso della storia. È un tipico atteggiamento riscontrabile in diversi contesti storici quello che vede la Chiesa-istituzione non prendere parte agli scontri, non parteggiare per nessuno nel vita civile di una nazione, limitandosi piuttosto a difendere con le armi del diritto e del senso civico il proprio essere e le proprie prerogative. L’articolata questione della Legatia Apostolica entra in crisi nel momento in cui si rompe l’equilibrio nei rapporti Stato-Chiesa, improntati a reciproca collaborazione nel cattolicissimo Regno delle Due Sicilie, contro ambiguità e controversia nell’orientamento anticlericale del Regno di Sardegna.

Se si riconosce nell’impresa dei mille l’inizio del percorso che porta all’unità d’Italia, si comprende di conseguenza il peso dell’arcivescovo di Palermo nel far fronte a Garibaldi. L’autorità del primate di Sicilia era alla pari dei Savoia per influenzare il corso della storia? Dalla riposta a questa domanda dipende il “valore attuale” di Naselli, ovvero l’interesse che ancora oggi possa suscitare. Il periodo del risorgimento è infatti la base storica dell’Italia unita, in monarchia prima e repubblica poi. Tralasciando pertanto gli aspetti biografici, nel presente articolo volgiamo l’attenzione alle vicende risorgimentali. Per comodità del lettore alleghiamo QUI un elenco cronologico degli eventi relativi lo sbarco di Garibaldi in Sicilia.

L’invasione del Regno delle Due Sicilie fu solo il preludio ai crimini di guerra leggibili oggi in numerosissime pubblicazioni, ormai arrivate al livello divulgativo. Angela Pellicciari è un’autrice di riferimento nel processo di revisione storica sui fatti del risorgimento; a lei si aggiungono parecchi altri sotto elencati nel piè pagina. Nicolò Lentini e testi simili interessano ogni cittadino che voglia avere consapevolezza della storia patria, non solo dell’Oratorio o Chiesa di Palermo.

La stampa corrente di matrice neoborbonica mette in evidenza come l’unità d’Italia fosse un affare d’interesse internazionale, caldeggiato al Congresso di Parigi (1856) e sovvenzionato dalle logge massoniche d’oltralpe. La ricostruzione storica che propongono illustra come l’impresa dei mille si espletò con la corruzione in denaro dei generali dell’esercito borbonico. In questa versione compare solo qualche vago accenno al malcontento sentito dai siciliani verso i regnanti napoletani. Il libro di Lentini tratta quest’ultimo aspetto e, pur senza negare gli altri, esplicita le precise ragioni storiche del malcontento covato in Sicilia verso i Borbone, manifesto nelle rivolte del 1848. Considerato che la maggior parte dell’attuale editoria è di tendenza neoborbonica, la trattazione di Lentini risulta quanto mai illuminante per chi si è formato la propria idea dai libri in commercio.

Il sentimento sicilianista d’indipendenza vedeva in Garibaldi una sorta di messia sul quale proiettava attese simili a quelle dei giudei che, al tempo di Gesù, attendevano un capo politico per riscattare la sovranità del popolo. Il dittatore Garibaldi deluse amaramente le aspettative ancor prima che lo Stato sabaudo facesse il resto, riducendo il meridione d’Italia a una colonia del regno.

Le fazioni di allora, discendenti dal regno di Sicilia e dal regno di Napoli, sussistono ancor oggi in alcuni movimenti impegnati sul piano politico e culturale. Il libro in considerazione offre gli spunti per un dibattito nel quale confrontare le posizioni che segnarono la storia. Il movimento neoborbonico ritiene ancora di essere voce rappresentativa di tutto il meridione? Col senno di poi, gli indipendentisti siciliani hanno remore o fino a che punto credono oggi nelle proprie tesi? Sappiamo che “la storia non si fa con i se e con i ma” e neppure si può cambiare ciò che è stato; tuttavia chi non crede di venire dal nulla tiene a mente la sua identità storica, quanto meno per non fondare il presente su un mito. Sarebbe interessante sentire la voce di chi oggi ricalca quei gruppi scontratisi all’epoca dei fatti ed incontrarsi per riconsiderare le motivazioni passate.

In conclusione si ratifica il positivo giudizio sul libro espresso dai prefatori e si propone qui, agli amici e conoscenti dell’autore, un’occasione di ritrovo per discutere – come tavola rotonda – le tematiche storico-politiche trattate nel libro.



Bibliografia consigliata: Angela Pellicciari, Risorgimento ed Europa, Ed. Fede&Cultura; Idem, Risorgimento anti-cattolico, Ed. Fede&Cultura; Bruno Lima, Due Sicilie 1860 – L’invasione, Ed. Fede&Cultura; Antonio Gramsci, Il Risorgimento; Idem, La questione meridionale; Antonio Ciano, Garibaldi: il Massone dei Due Mondi, Ed. AliRibelli; Idem, I Savoia e il massacro del Sud, Ed. AliRibelli; Idem, Il Regno delle Due Sicilie, Ed. AliRibelli; Idem, Stragi del risorgimento, Ed. AliRibelli; Francesco Piazza, L’Italia nata male, independently published; Emilio e Maria Antonietta Biagini, Le storie più brutte, Ed. Fede&Cultura; Gigi Di Fiore, Controstoria dell’unità d’Italia: Fatti e misfatti del Risorgimento, BUR; Giordano Bruno Guerri, Il sangue del sud: antistoria del Risorgimento e del brigantaggio, Mondadori